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Le "sveltine istituzionali" (la definizione è nel film)
di Silvio Berlusconi, pronto a sfruttare l'emergenza per
agire in deroga a ogni legge. La militarizzazione delle
tendopoli, dove è vietato entrare e uscire liberamente,
e dove c'è perfino un'ordinanza che bandisce il consumo
di Cola-Cola. La Protezione civile che - come racconta una
sua ex dirigente - è prontissima "a infilarsi nella ricostruzione",
avendo però accuratamente evitato di "gestire la prevenzione".
I morti che avrebbero potuto essere ancora vivi, se fosse
stato lanciato il giusto allarme. La tristezza degli anziani,
costretti a vivere per un tempo lunghissimo negli alberghi
della costa. E il dissenso di parte della popolazione fatto
tacere, sempre e comunque. Con le buone o, più spesso, con
le cattive. Sono questi alcuni dei fatti che Sabina Guzzanti
racconta in Draquila - L'Italia che trema. Insieme a molti
altri, come la latitanza dell'opposizione politica (vedi
Pd), gli scandali su Guido Bertolaso e la sua "cricca" scoppiati
mesi dopo il sisma, o - sul fronte opposto - l'ingenuo,
quasi incredibile entusiasmo mostrato da tanti cittadini
per le abitazioni avute nelle famose new town. Episodi quasi
tutti già noti, alla parte più attenta e informata dell'opinione
pubblica. Ma mostrarli così, uno dopo l'altro, ha sullo
spettatore un effetto forte, per certi versi scioccante.
Delineando il ritratto di un Paese oramai ostaggio della
propaganda del Capo: un premier che senza controlli - e
grazie anche all'equiparazione grandi eventi/emergenza -
tramuta le tragedie in consenso, facendo fare enormi affari
ad amici e amici degli amici. Senza regole, né diritti per
i cittadini. E in questo senso il caso dell'antica, bellissima
città devastata dal sisma appare come una sorta di "laboratorio"
dai contorni inquietanti. Debitore della scuola documentaristica
di Michael Moore, che della Guzzanti è anche un amico personale,
Draquila ha uno stile assai diverso da Viva Zapatero! che
alla regista regalò grandi soddisfazioni. Lì infatti la
protagonista assoluta era lei, Sabina, mattatrice e "censurata"
di lusso della tv pubblica, capopopolo capace di radunare
grandi folle. Invece qui, tranne all'inizio quando la vediamo
sbarcare in Abruzzo travestita da Berlusconi, la sua soggettività
quasi scompare. Per lasciare posto a una materia così esplosiva
da non richiedere enfatizzazioni: parlano le immagini -
quelle reali della città ancora in macerie e quelle della
propaganda dei tg - e parlano le persone che lei intervista.
Gente che il terremoto l'ha vissuto sulla propria pelle.
Ma anche esperti di vario genere, che fanno capire, ad esempio,
come l'allarme avrebbe potuto essere lanciato per tempo,
visto lo sciame sismico antecedente la terribile scossa
del 6 aprile 2009. |
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Nell'Alessandria d'Egitto del 391 dopo Cristo, la filosofa Ipazia, ultima erede della cultura antica e forse, in quanto donna, massima espressione di una lunga evoluzione civile e di una libertà di pensiero che non si rivedrà più fino all'epoca moderna, viene travolta dalla crisi di un mondo, quello pagano, che non ha saputo ripensarsi, trovandosi così impreparato di fronte al nascere - e presto al dilagare - di movimenti religiosi sempre più fanatici e intolleranti. Fra questi i "parabolani", la setta cristiana che arriva a distruggere la biblioteca del Serapeo, dove Ipazia lotta insieme ai suoi discepoli per salvare la saggezza del Mondo Antico. Tra questi ultimi, due uomini in lotta per il cuore della filosofa: l'arguto e privilegiato Oreste e Davo, il giovane schiavo di Ipazia, che è diviso tra l'amore segreto per lei e la libertà che potrebbe ottenere se si unisse alla rivolta ormai inarrestabile dei cristiani. Con ostilità implacabile, il vescovo Cirillo attacca senza sosta "l'eretica" Ipazia, fino a condannarla a morte. |
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Per fare buona impressione nel carcere dove ha appena trovato
lavoro come secondino, Juan Oliver si presenta con un giorno
d'anticipo sul primo turno di guardia. Durante la visita
al braccio di massima sicurezza, un frammento di intonaco
cade dal soffitto e lo colpisce sulla testa. In attesa di
poterlo soccorrere, gli altri guardiani lo distendono temporaneamente
nell'unica cella libera, la numero 211. In quello stesso
istante, ha però inizio una rivolta organizzata dal carismatico
detenuto Malamadre, che costringe il giovane guardiano inesperto
a improvvisarsi credibile galeotto per riuscire a sopravvivere
alla situazione e riabbracciare la moglie al sesto mese
di gravidanza. |
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La trentacinquenne Selena St. George, affermata giornalista
di New York, deve tornare nel natio Maine per incontrare
la madre, Dolores Claiborne, sospettata per l'omicidio di
Vera Donovan, l'anziana e ricca signora che assisteva da
anni. Tutto sembra contro di lei: le circostanze; il portalettere
che entrando l'ha trovata con un mattarello in mano china
sulla defunta; il testamento a suo favore che è determinante
per l'irriducibile investigatore John Mackey, che vent'anni
prima ha tentato invano di farla incriminare per la morte
del marito Joe St. George. Difficile la convivenza tra la
figlia dura e chiusa e la madre che è invece vissuta solo
per lei, come riemerge dai ricordi, col marito ubriacone
che la picchiava e che molestava la giovane figlia. Dolores
ricorda anche quando venne assunta dall'altezzosa Vera,
rimasta presto vedova, che l'ha voluta stabilmente in casa.
Le umiliazioni, il freddo; le mani screpolate: tutto Dolores
ha sopportato per risparmaire e far studiare la figlia.
Quando però scopre che Joe le ha rubato tutti i risparmi,
crolla e si confida con Vera, che al sentire che oltretutto
l'uomo insidia la piccola, spinge la donna ad eliminarlo,
cosa che Dolores fa approfittando dell'eclissi che polarizza
l'attenzione di tutti facendo precipitare Joe in un pozzo
seminascosto dalle erbe. Selena ha conscientemente sepolto
l'atroce ricordo delle attenzioni morbose del padre nei
suoi riguardi, e quando lo realizza, torna a difendere la
madre che davanti al giudice sembra quasi voler espiare
il delitto, reale, del passato con quello presunto di oggi.
Vera in realtà si è suicidata e Selena dimostra la sostanziale
inconsistenza delle prove addotte da Mackey e lascia la
madre con una nuova consapevolezza del suo rapporto con
la donna che ha sacrificato tutta la vita per lei. |
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A San Francisco un killer, imprevedibile ed inafferrabile, sta disseminando cadaveri. La Polizia ha messo in azione un'insolita coppia di investigatori: ne fanno parte due donne. La più giovane - che è psicologa presso il Dipartimento - M. J. Monahan, ambiziosa ed efficiente, è assistita per i vari adempimenti di servizio dal collega detective Ruben Goetz; l'altra è un'espertissima psicologa criminale, Helen Hudson, la quale, tuttavia, soffrendo di agorafobìa, studia e lavora chiusa in casa, ancora preda di incubi ed angosce, nel terrore che un assassino, in passato suo persecutore, possa ritornare con rinnovate minacce di morte. Le due donne sono intelligenti e determinate, perché i crimini in corso sembrano rispondere ad una certa logica e ad un programma e la Hudson è un vero archivio vivente, conoscendo i metodi operativi dei più grandi delinquenti psicopatici. Malgrado che i primi approcci siano stati difficili, le due donne finiscono presto per collaborare, giusto quando Helen scopre, nell'ennesimo delitto dell'ignoto killer, un indizio base che unisce tutti i suoi reati. Essa, sempre chiusa in casa, si dedica al caso, con l'aiuto del suo devoto assistente Andy e affidandosi al computer, per prevedere le mosse ed i comportamenti dell'ignoto folle, pensando soprattutto al tizio che un tempo aveva fatto di tutto per stanarla da casa ed ucciderla. M.J. Monahan l'aiuta con tenacia e con la sua professionalità. Intanto il criminale nella sua boriosa follia ha voluto imitare il progetto di un "grande" del passato, ma per superarne le gesta deve arrivare fino ad Helen nel suo domicilio. Il che avviene: l'assassino è Daryll Lee Cullum, colui che ha trasformato Helen Hudson in un groviglio di paure ed angosce, ma che non è comunque riuscito a lederne intelligenza e coraggio. Questi paga con la vita la sfilza di orrori compiuti. |
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Come recita la Tag-line: “Two boys. One can’t remember.
The other can’t forget“. Due ragazzi, apparentemente
distanti, si muovono nella profonda provincia americana.
Il primo, Neil, è ribelle: arrabbiato con il mondo e con
chi gli sta intorno, vive solo con la madre, scopre
presto di essere gay, guadagna qualche soldo vendendosi
a chi capita, si confida con Wendy, la sua migliore
amica. Il secondo, Brian, è timido: bravo a scuola e
anche troppo disciplinato, è convinto di essere stato –
anni prima – rapito dagli alieni, annota i sogni in cui
sembra riaffiorare il passato, fa delle ricerche finendo
in contatto con un’altra ragazza convinta di aver
affrontato un’esperienza simile. I due non si incontrano
mai, se non nel finale. Ma le ricerche di Brian e i
percorsi di Neil finiranno per incrociarsi. E Brian
scoprirà che l’”alieno” dei suoi incubi nasconde un
altro, ben più terribile, segreto: l’insegnante di
baseball di quand’erano piccoli, che ha abusato di
entrambi. |
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Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew Over the
Cuckoo's Nest) è un film di Miloš Forman, che ha segnato
la storia del cinema nella trattazione innovativa di un
argomento molto delicato come il disagio relativo agli
ospedali psichiatrici. |
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Eleonora Pimentel De Fonseca nasce nel 1752 a Roma.
Portoghese di nascita e nobile di origine, si
trasferisce a Napoli con la famiglia, vivendo i primi
anni della propria vita fra cultura e poesia .Il
fallimento del matrimonio di interesse con il Conte De
Solis, seduttore e repressore, rinforza il desiderio di
Eleonora di immergersi nella poesia che personalmente
scrive, e frequentare i circoli letterari dell'epoca,
che per primi diffondevano le teorie liberiste francesi
in opposizione all'idea di monarchia. Questo idealismo,
che abbraccia con convinzione, la conduce a essere
considerata reazionaria, e a essere imprigionata dal
regime. |
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Giancarlo Siani è un giovane praticante, impiegato
“abusivo” per il Mattino col sogno di un contratto
giornalistico e di un’inchiesta incriminante contro i
boss camorristi e i politici collusi. Lucido e
consapevole, Siani si muove tra Napoli e Torre
Annunziata, un avamposto abbattuto dal terremoto e
frequentato dagli scagnozzi armati di Valentino Gionta.
Indaga, si informa, verifica i fatti e poi scrive pagine
appassionate e impetuose sui clan camorristi e sulla
filosofia camorristica. Era il 1985 quando Vasco Rossi
cantava “ogni volta che viene giorno” e un giornalista
di ventisei anni moriva assassinato per “ogni volta che
era stato coerente”. Gli ingredienti per realizzare
l’ennesima agiografia di una vittima (dimenticata) della
camorra c’erano tutti. C’era la vicenda personale di
Giancarlo Siani, c’erano gli Ottanta, quelli dei
tangentisti e dei faccendieri, delle commesse e della
corruzione, delle spese inutili e della burocrazia
gonfiata, degli omicidi del generale Dalla Chiesa, c’era
un Paese sordo alle idee di Siani che scriveva (e
lavorava) per un’Italia migliore, c’era l’inevitabile
sacrificio finale. Ma Marco Risi non ha realizzato un
altro film sulla camorra, concentrandosi esclusivamente
sulle tappe di avvicinamento di Siani prima a una
consapevolezza di sé e della lotta politica, poi a una
strategia letteraria e provocatoria. La camorra è in
ogni gesto di chi si oppone a Siani, in ogni silenzio
indifferente, nelle grottesche indagini dei carabinieri,
nella “clemenza” della magistratura, nelle assurde
pratiche rituali di “guappi” spietati e armati, che
intendono porre la corruzione e la violenza come norma
fondamentale di convivenza sociale. Risi, all’interno
del medesimo spazio (Torre Annunziata), distingue due
campi contrapposti, determinando il fronteggiarsi delle
due parti: i villains che utilizzano la forza della
pistola per ascendere l’empireo della carriera
camorristica, l’eroe che avvia la sua opera di
progressiva e inarrestabile bonifica dell’illegalità con
la macchina da scrivere, puntando sul valore della
persuasione. Sullo sfondo c’è Napoli e l’isteria
collettiva che circondava nel 1985 Maradona,
involontario capopopolo, occasione di riscatto, speranza
di rivalsa calcistica e sociale, sul ricco Nord da parte
del garzone del macellaio e di una città pronta ad
osannare e a stritolare. Napoli come corpo corruttore e
Napoli generatrice di “antidoti” capaci di riequilibrare
moralmente l’ordine esistente. Napoli, ancora, sede del
“Mattino”, che invia in un polveroso avamposto battuto
dai fuorilegge un giornalista eroico, immagine della
possibilità di progresso e fertilità contro l’aridità e
l’improduttività dell’arroganza. Dopo il vuoto e la
degradazione giovanile dei suoi ragazzi fuori, che hanno
la Lazio come sommo ideale, che alimentano la loro forza
con un linguaggio osceno, che scelgono la via
dell’omologazione passiva e che hanno bisogno del branco
per riconoscersi, il regista milanese si concentra su un
ragazzo solare senza lati oscuri, isolato dai politici
di palazzo in un non luogo sventrato e svuotato per
essere riempito dall’eccitazione del business e poi
affondato nei liquami chimici. Se il Maradona di Risi (Maradona
– La mano de Dios) non ha mai smesso di cercare il suo
pallone, Siani non ha mai smesso di cercare la verità e
di morire per questo giovanissimo dentro la sua Citroën
Mehari e sotto il cielo di Napoli. Risi coglie
l’importanza della solitudine in cui viene abbandonato
Siani e la spirale dentro cui viene fatto scivolare
lentamente fino al massacro del settembre ’85. Con la
linearità di un cinema che non ha tesi da dimostrare ma
una bruciante urgenza di raccontare, Fortapàsc mette in
piazza una classe politica che mira alla propria
autoconservazione, una società incivile che chiede la
legittimazione di essere incivile e un giornalismo (impiegatizio)
che continua a ignorare le proprie responsabilità nel
degrado sociale, etico, linguistico e culturale del
Paese.
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Al fotoreporter L.B. Jefferies manca solo un'ultima
settimana di convivenza con un'ingessatura alla gamba
sinistra prima di poter tornare ai reportage d'assalto.
Una settimana di una calda estate durante la quale,
oltre alle cure dell'infermiera Stella e alle attenzioni
della bellissima compagna Lisa Freemont, Jefferies passa
il tempo affacciato alla finestra del suo appartamento a
scrutare le abitudini dei vicini di casa. Fra questi,
c'è una coppia di sposi novelli, una giovane e graziosa
ballerina, un pianista tormentato dal fallimento, una
coppia di coniugi con cane che dormono all'aperto, una
donna affranta dalla solitudine e, soprattutto, un
tranquillo uomo di mezza età che si prende cura della
moglie malata. Quando questa improvvisamente scompare,
Jefferies comincia a spiare sempre più ossessivamente i
comportamenti dell'uomo, convinto che in
quell'appartamento sia avvenuto un omicidio. |
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Dal romanzo (1977) di Stephen King: sotto l'influenza
malefica dell'Overlook Hotel sulle Montagne Rocciose
dove s'è installato come guardiano d'inverno con moglie
e figlio, Jack Torrence sprofonda in una progressiva
schizofrenica follia che lo spinge a minacciare di morte
i suoi cari. Più che un film dell'orrore e del terrore,
è un thriller fantastico di parapsicologia che precisa,
dopo 2001: odissea nello spazio e Arancia meccanica, la
filosofia di S. Kubrick. L'aneddotica di S. King diventa
fiaba e rilettura di un mito, di molti miti, da quello
di Saturno a quello di Teseo e del Minotauro, per non
parlare del tema dell'Edipo. Il prodigioso brio
tecnico-espressivo è al servizio di un discorso sul
mondo, sulla società e sulla storia. Totalmente
pessimista, Kubrick nega e fugge la storia, ma affronta
l'utopia riaffermando che le radici del male sono
nell'uomo, animale sociale, ma non negando, anzi
esaltando, la possibilità di una riconciliazione futura,
attraverso il bambino e il suo shining (luccicanza) e
quella di una nuova e diversa concordia. Abbreviato di 4
minuti dallo stesso Kubrick. La durata di 120 minuti è
quella di un'edizione italiana non approvata dal
regista-produttore. Ottimo doppiaggio di G. Giannini per
J. Nicholson.
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Alex è un giovane senza arte né parte, figlio di
proletari e dedito a furti, stupri e omicidi. Fa capo a
una banda di spostati, denominati drughi. Dopo aver
usato violenza alla moglie di uno scrittore finisce in
carcere. Viene sottoposto ad angherie ma si fa amico un
prete. Pur di essere scarcerato accetta il "trattamento
lodovico", che consiste nell'assistere a filmati di
violenza. Quando esce scopre che i genitori hanno
subaffittato la sua stanza. Senza poter reagire, dovrà
subire violenza da alcuni mendicanti vendicativi, dai
drughi diventati poliziotti e dallo scrittore che ha
perso la moglie e che ora si trova su una sedia a
rotelle. Tenta il suicidio e all'ospedale riceve una
visita di cortesia da parte del primo ministro.
Ambientato nel futuro, ormai alle porte, e tratto da
Arancia ad orologeria di Anthony Burgess. Geniale
traversata di generi (fantascienza, storico, drammatico,
comico, grottesco, orrore), un film che mostra la
violenza per esserne un contro-manifesto. Accolto da
polemiche e ovazioni al suo apparire, è stato
sequestrato per molti anni in Francia, mentre in Gran
Bretagna non può essere ancora proposto né al cinema né
in videocassetta. L'ambiguità del personaggio era
necessaria per mostrare le diverse violenze della
medicina, della polizia, della politica e della gente
comune. Quando Alex viene guarito, non può gestire le
proprie scelte. Diventa docile non per volontà ma per
allergia (sente nausea quando cerca di usare violenza,
anche se cerca di difendersi). La più grande prova al
cinema di Malcolm McDowell che ha ideato alcune scene
storiche, tra cui quella dello stupro a tempo di I'm
singing in the rain. Le musiche di Beethoven e Rossini
rielaborate da Walter Carlos e le immagini grandangolo
di John Alcott accrescono l'immersione nell'incubo.
Doppiaggio italiano all'altezza dell'originale. |
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Enrico Russo è un uomo gentile e stimato, marito
esemplare e amministratore di condominio encomiabile,
nasconde però un orribile segreto. Bambino abusato dal
padre in un passato mai dimenticato, Enrico è un "predatore
di bambini" che violenta la loro innocenza e poi la
massacra. Sulle sue tracce, navigano a vista un
magistrato garantista, un commissario ostinato e una
psichiatra sensibile. Invaghitosi del piccolo Andrea,
figlio di genitori abbienti e assenti, Enrico cerca di
conquistarne la fiducia e la simpatia fuori dai cancelli
della scuola. Spetterà alla dottoressa Polito e al
commissario Masciandaro cercare di salvare il piccolo
Andrea dal suo atroce destino. |
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1964. Bronx. Il collegio della parrocchia di St.
Nicholas ha al suo centro due forti personalità. Padre
Flynn, il parroco, è un innovatore che cerca di
sostenere gli allievi più in difficoltà e, in
particolare, l'unico studente di colore della scuola,
Donald Miller. Il ragazzo è stato iscritto dalla madre,
contro il volere del marito violento, per sottrarlo ai
pericoli della scuola pubblica. L'altro, rigido,
pilastro della comunità è Sorella Aloysius Beauvier, la
superiora dell'ordine le cui consorelle insegnano
nell'istituto. Sorella Aloysius è una strenua
conservatrice dell'ordine e del rigore e spaventa a
morte tutti gli allievi. Un giorno però, in seguito ad
alcune osservazioni sul comportamento di Donald
riferitele dalla più giovane e candida delle suore
Sorella James, comincia a nutrire il dubbio che le
attenzioni di Padre Flynn per il ragazzo non siano solo
altruistiche. |
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Benjamín Esposito è un assistente del Pubblico Ministero
in pensione. Dopo una vita passata a rincorrere
assassini decide di dedicarsi completamente alla stesura
di un romanzo. Per farlo ripensa al vecchio caso Morales
degli anni Settanta, archiviato dalla polizia negli
scaffali polverosi dello stato, ma per lui rimasto
sospeso in un tessuto di pensieri senza possibilità di
scioglimento. La morte della ragazza, stuprata e uccisa
brutalmente da un conoscente che rimarrà impunito,
lascia nello sconforto Ricardo Morales, il novello
marito, apparentemente tranquillo ma in fondo assetato
di vendetta. Nel percorso all’indietro di Esposito, si
inserisce anche l’amore per Irene, segretaria del
Pubblico Ministero, sentimento nato e negato, mai
vissuto. |
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Alla fine di una domenica di sole, mare, tuffi e pizza, quattro ragazzini, approfittano di Irene, anche lei adolescente. Uno di loro, Ciro 16 anni, la mattina dopo va a denunciare sé e gli altri. Vengono condannati a due anni di reclusione. Quei due mondi, così opposti e diversi, finiranno coll’attrarsi, incontrarsi, fondersi. Irene e Ciro, da lontano (l’uno dal carcere di Nisida, e l’altra dalla casa meravigliosa dove vive con la famiglia in una delle zone belle della città), quasi senza accorgersene, lentamente cominceranno un irresistibile avvicinamento. L’amore buio è l’intensa storia di due adolescenti e di
due mondi agli antipodi, narrata da un regista sincero e
scomodo come Antonio Capuano, autore anche della
sceneggiatura. |
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una visione "sur-Reale e differente". La città proibita di Zhang Yimon con la bellissima Gong Li... Leggi la trama C’era una volta, nella Cina del decimo secolo, la grande
dinastia dei Tang. Nella città imperiale lo sfarzo e la
ricchezza si respirano in ogni dove. L'imperatore,
l'imperatrice e i loro figli sono serviti e riveriti da
uno stuolo di servitori adoranti. Ogni minima azione
quotidiana avviene nel rigore e nel rispetto di rituali
millenari, nella magnificenza quasi surreale di un mondo
estetizzato e dorato. Ma, come in ogni famiglia e favola
che si rispettino, il male, il segreto, l'intrigo sono
dietro l’angolo. La famiglia imperiale nasconde segreti
inconfessabili fino al giorno in cui, durante la festa
del Chong Yang, la festa dei crisantemi legata alla
famiglia e alla sua solidità, ogni minimo intreccio
verrà disvelato. Un'epica battaglia metterà fine a tutti
i misteri. |
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Spiazzati dalla morte della decrepita psichiatra che li
seguiva, gli otto partecipanti a una terapia di gruppo -
ciascuno affetto da un disturbo diverso - cercano un
sostituto. Verificata l’inadeguatezza delle alternative,
tutti tranne uno decidono di continuare l’esperienza
facendo ricorso all’autogestione. L’idea non si rivela
felicissima, tanto che dopo qualche incontro il gruppo
preferisce dividersi. Il suicidio della persona che
aveva abbandonato l’analisi li farà rincontrare
convincendoli a trascorrere un week-end insieme: la
ritrovata intimità darà frutti insperati, contribuendo
per molti di loro a dare una svolta. |
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Michael Hunter è uno psichiatra la cui vita è stata distrutta dal suicidio del figlio. Ha divorziato e si disinteressa della figlia. Uno dei suoi pazienti gli ricorda il figlio. È un ragazzo che sembra a posto ma nasconde un passato carico di problemi (è rimasto orfano in modo tragico). Michael deve decidere sul suo futuro, ma rischia di vedere compromesso il proprio presente dato che viene coinvolto in una catena di omicidi. Come al solito, quando dietro alla macchina da presa e sul set ci sono professionisti solidi, la storia è già nota ma la macchina funziona. Andy Garcia interpreta un ruolo intenso, ma va tenuto d'occhio il giovane adolescente che cerca di trascinarlo con sé nell'inferno della violenza. Vincent Kartheiser è ormai abbonato a ruoli come questo. È stato omicida in Delitto + castigo a Suburbia, spacciatore in Another Day in Paradise e adoratore del demonio in Ricky Six. Rischia di non venirne più fuori. Bisognerà che qualcuno gli racconti la biografia di Anthony Perkins. Finché è in tempo. |
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