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Direttore Scientifico Dr. Marco Luongo

 
 

 

 

 

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Dott. Marco Luongo

Psicologo Clinico n. 2577

Psicoterapeuta

Counsellor Professionista

Esperto in Criminologia

Perito c/o Tribunale sez. Penale di Napoli n. 429/29.01.07

Autorizzazione Ordine Psicologi della Campania n. 6299/A5a

Nominato dal Ministero della Giustizia Criminologo Clinico Penitenziario

Direttore Scientifico del Corso Specialistico di Criminologia Clinica e Psicopatologia Forense

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Nel Castello buio della Follia


 

 

Jennifer Akin è Lady Macbeth in  Macbeth, ottobre 2002

 

 

L’ermeneutica dell’Ascolto nella semiotica metabletica

 

Marco Luongo

Psicologo Clinico

 

 

 

Dedicato ad Alda Merini e alle vittime dell’olocausto psichiatrico per laVerità Rivelata

 

 

“La parola che rimane inviolata nel delirio, per travolgente che sia, di chi possedendola a un delirio senza fine si abbandona. La parola che non si pietrifica nello spavento, e a partire dalla quale il parlare si scongela. E che continua a orientare l’essere di chi è entrato nella notte della sua mente”.


                                                                          (María Zambrano, Chiari del bosco,

Feltrinelli, Milano 1991)

 

 

L’Ermeneutica e la Parola

         Con questo lavoro ho cercato di delineare la fenomenologia strutturale (psicodinamica) della mente umana quando entra in relazione con i meccanismi della follia. Per analizzare, il cui etimo rinvia a sciogliere, tali relazioni interstrutturali sono ricorso ineludibilmente all’ermeneutica. Tale termine deriva dal gr. ερμηνεύω, ermeneuo, interpreto, traduco il pensiero. La parola è la meta del linguaggio intenzionale e quando viene gestita dal dispositivo del delirio aliena la vita psichica del soggetto in una ragione che è altra dalla nostra, che in genere definiamo l’antiragione ma che in realtà è il senso del controsenso in un contesto Altro dal nostro. Tale linguaggio è fondamentale poiché gli affetti si esprimono in parole e queste vanno interrogate finché spiegano l’intenzionalità di essi. A tale riguardo credo che la parola del folle possa essere solo simpatizzata nella relazione terapeutica cioè compresa stando con l’altro. Il termine Simpatia, più che empatia, ci restituisce una dimensione intersoggettiva rispetto a quella più simbiotica dell’atto empatico che è uno stare dentro il dolore dell’altro.

 

 

Entropia e Neghentropia

In fisica, in biologia, si studia la tendenza dei corpi a perdere energia, ciò che viene chiamato fenomeno dell’entropia, e la malattia viene concepita come perdita di energia; Freud e Jung parlano di libido. Il concetto opposto è la neghentropia: l’individuo nella perdita di energia/libido può trovare un bilancio vitale dato dal rinvenimento del senso di questa perdita. Quindi solo il fatto di parlare del proprio disagio o di agirlo nel colloquio porta una qualche forma di sollievo.

 

 

La Follia tra Mondo Interno e Mondo Esterno

La Gestalt psicotica [1] con i suoi sintomi, con i suoi deliri, surclassa la ragione, s’inebria di bizzarria,

rasenta l’indicibile, è la rappresentazione sociale del maligno, è il succedere dello scardinamento della logica per la vittoria di una illogicità che deve essere vinta, esclusa od elusa da chi detiene il Potere della norma-lità.

I fenomeni psicotici sono di stretta competenza della struttura psicotica di chi li ordina e anche se nel nostro mondo esterno essi non hanno apparentemente alcun senso, questo si riscatta nel loro mondo interno. Il flusso e il contenuto eidetico nel delirante, con la sua plurivocità formale, è conscio o è inconscio? E se è inconscio non è giusto affermare che esso è  praticamente il riflesso dell’illogicità del nostro inconscio quando si esprime ad esempio col sogno?Allora siamo tutti quanti psicotici? Potenzialmente sì [2].

 

Il fatto è che l’inconscio, che comunque ha anch’esso una sua struttura che è inutile qui enucleare, agisce all’interno di un sistema che Freud ha nominato apparato strutturale e che opera di concerto assieme alle altre strutture che di questo vi fanno parte.
Dunque il mondo dello psicotico, sia esso un mondo stabile o transitorio, manca o è senz’altro deficitario del lavoro delle restanti strutture al di fuori dell’inconscio, ad esempio l’attività di barriera difensiva dell’Io.
Accettato questo fatto dobbiamo considerare che comunque e qualunque sia la realtà dello psicotico senza dubbio è una realtà che non solo destorifica la mente ospitante, ma che non gli consente, e non per libero arbitrio, di vivere una vita dignitosa che, al di là di qualunque parentesi ideologica, si esplica nel mondo reale al quale tutti noi apparteniamo.
Sarebbe parimenti inutile ed infruttuoso e certamente assurdo pensare di restaurare la struttura mentale delirante di uno psicotico laddove non si tenti con coraggio, dato dalla consapevolezza del potere persuasivo che esercita grevemente il delirio su una debole personalità, di stare on-road col paziente e il suo mondo, pur rimanendo ancorati saldamente al proprio mondo ed avendo la costanza e la pazienza, di cui solo una grande sensibilità è capace, di riscattare innanzitutto il senso, riabilitando il nonsenso, del discorso psicotico.

 

 

La Norma Errata nella Nostra Follia Ragionata

Una delle più importanti e superiori funzioni cognitive del nostro cervello è la ragione. Ciò che viene puntualmente omesso e taciuto, a proposito del malfunzionamento cognitivo degli psicotici, è che in realtà anche se deformata, dilaniata dalla sofferenza e talvolta da un’aprassia comunicativa, la ragione di questi ultimi non è divorata e non è esaurita, non è totalmente scevra da quelle stratificazioni semantiche complesse che se verranno analizzate, tra gli interscambi dei molteplici deragliamenti della comunicazione, porteranno alla luce un’Altra struttura che è governata da una ragione Altra che vive tuttavia in loro.

Una ragione, la loro, che si allontana dalla nostra pur tematizzandosi in un’altra ragione che è la controragione, il senso del controsenso.

Altrove ho evidenziato come noi ci troviamo di fronte a due concetti a cui ci rifacciamo per stabilire cosa è normale e cosa non lo è. I concetti di normalità e anormalità psichica presentano non pochi problemi e tane zone in ombra.

In modus del tutto indiziario possiamo dire che sono due le forme che rinviano ad un comportamento e ad una funzionalità mentale cosiddetta normale; quella che si rifà alla nozione di norma statistica (come norma media) e quella che rinvia al campo più spirituale di norma ideale con tutte le implicazioni ideologiche del caso.

 

Questo quadro concettuale deve pur andarci bene, ma non lo si può non definire in tutta la sua indefinitezza e astrazione e ciò vale anche per l’antinomica anormalità.

Un esempio.

Se ipotizziamo per un attimo che in un luogo remoto del mondo ci sia una organizzazione civile di uomini con la sua norma, sappiamo anche che lì qualunque fatto o qualunque cosa non segue la norma sarà considerata dagli altri al di fuori di questa, cioè anormale. 

 

Allora è giusto dire, o affermare con veemenza come taluni fanno, che è in assenza di norma che si definisce ciò che è psicotico?

 

O meglio; è la negazione/assenza di una norma a stabilire quale che sia un’esperienza psicotica nelle sue svariate forme psicopatologiche e cliniche?

 

Dal mio punto di vista (e non solo) ciò è scorretto, è falso, aiutato e confortato in questa scelta dai contributi sia teorici che pragmatici di una sorella maggiore della psicoanalisi, l’antropologia. Indagini molto importanti sono stati condotti in questo settore di studi.    

 

Se ipotizziamo per un attimo che in un luogo remoto del mondo ci sia una dis-organizzazione in-civile di uomini con la sua realtà psicotica (designata tale dalla cultura di chi osserva; resa Altra dall’altro), sappiamo anche che lì qualunque fatto o qualunque cosa non si mescola nella confusa  realtà psicotica sarà considerata dagli altri al di fuori di questa, cioè normale, o meglio non psicotica, che si rende unicum nel disordine  circostante  ► non-appartenenza

 

Note:

 

[1] Forma
[2] In questo contesto bisogna pensare lo psicoticismo come fenomeno flessibile e transitorio, basti pensare ai deliri provocati, in soggetti sani, e dalla deprivazione di sonno e dagli stati alterati di coscienza mediante l’uso di sostanze psicogene.

 

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