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Il
bambino “Perfetto” per il pedofilo
Ecco alcuni degli elementi più importanti, ricavati dalla
mia ricerca clinica e dalla collaborazione di colleghi professionisti,
che caratterizzano quello che ho definito profilo
socio-psico-vittimologico del bambino abusato:
-
bambino proveniente da un
famiglia disfunzionale, difficile e disgregata (di qualsiasi ceto
sociale) che sia dunque più richiestivo di attenzione e bisognoso di
appoggio
-
bambino inserito in
contesti sociali disfunzionali
-
bambino poco seguito dai
genitori
-
bambino già abusato
-
bambino taciturno e
isolato in cerca dell’Altro che si accorga di lui
-
bambino che abbia pochi o
nessun amico
-
bambino con padre
alcolista o che faccia uso di droghe
-
bambino maltrattato dai
genitori
-
bambino in sistemi
familiari economicamente disagiati e particolarmente numerosi
-
bambino
extracomunitario, abbastanza emarginato (nell’immaginario del
pedofilo anche quando questi è ben integrato), usato/abusato il più
delle volte per la fantasia che, parlando un’altra lingua,
tale bambino meglio si presti a nascondere il misfatto.
Quello del linguaggio del bambino apre uno squarcio ancora
più profondo e greve da comprendere: la scelta “di comodo” che alcuni
pedofili (per lo più padri della vittima) attuano nei confronti di
bambini in età perinatale o comunque prelinguistica poiché di fatto
questi non potranno raccontare a nessuno la violenza su di loro
perpetuata.
L’istituto Censis ha elaborato le stime annue di abuso
sessuale nei confronti di minori che il Prof. Vincenzo Mastronardi,
titolare della cattedra di Criminologia dell’università “La Sapienza”
di Roma, ha così rielaborato: “Ogni anno in Italia colpiscono circa 21
mila pedofili: un caso ogni 400 minori, un caso ogni 4 scuole, un caso
ogni 500 famiglie. La metà di questi sono i casi che riguardano la
vera e propria violenza corporale, l’altra metà sono gravi molestie”.
Il Prof. Mastronardi, che ho personalmente conosciuto ad un
suo seminario[2],
è da sempre un attivo collaboratore delle Forze dell’Ordine contro
tutte le possibili forme di devianza criminologica. Di formazione
psichiatrica così egli spiega in breve la sua opinione circa la
pedofilia inerentemente ai dati sopra citati:
“La causa di tutto ciò è da ricercare nella rarefazione dei rapporti
interpersonali, nel sentirsi estremamente inadeguati nella
comunicazione con l'altro. Questo inevitabilmente può portare a
ricercare e ad effettuare quello che può essere definito lo 'scippo
del sesso'. Questo disagio è ancora più evidente nei soggetti
immigrati”. In termini di possibilità di cura il professor Mastronardi
sottolinea che:
“Esattamente come per i tossicomani, se i pedofili
accettano il trattamento e vengono assistiti ci può essere un'alta
percentuale di recupero. Farmaci come il ciproterone acetato o
tartrato vengono dati solo in caso di scompenso ormonale accertato che
impone la castrazione chimica reversibile. Per il resto viene
utilizzata la psicoterapia individuale o di gruppo con il risultato
che solo il 5% dei casi recidiva se affrontati in terapia, contro
l'80% di recidive per i casi non trattati. Così come il
tossicodipendente devono essere in qualche modo costretti alla
terapia, per cui il procedimento penale può essere l'occasione, il
momento di stimolo alla volontà di autorecupero”.
(La Repubblica 21 agosto 2000)
Il
Profiling socio-psico-criminologico del pedofilo
e la
falsa infanzia nel nostro mondo adulto
I bambini che ho ritratto nel mio breve profilo socio-psico-vittimologico li incrociamo spesso e talvolta sembrano
apparentemente felici ed inseriti in gruppi di amici, talvolta
sfrontati nella gestualità, che usando risposte comportamentali
aggressive nella comunicazione coi pari, portano il segno,
nel nostro mondo adulto, della loro sofferenza e dunque della
richiesta implicita di attenzione.
Ora sappiamo che se tale segno sfuggirà al nostro
sguardo superficiale, su questi bambini poggerà, con esponenziale
probabilità, l’occhio del Ragno, libero d’iniziare a tessere la sua
ragna-tela. Una fitta trama costruita con la collaborazione di
amici d’avventura facilmente reperibili su internet, una trama
astutamente celata, maliziosamente travestita di quel fiabesco Regno
che collasserà più o meno permanentemente sull’Animus/Anima della sua
piccola preda.
Di età media compresa tra i 17 e i 58 anni, perlopiù maschio,
cordiale e apparentemente allegro, dai modi gentili e socialmente
apprezzabili, dall’aspetto molto curato in presenza dei genitori della
vittima, il pedofilo spesso svolge un lavoro regolare; il più delle
volte è un vicino di casa esemplare, le sue vittime si fidano sempre
di lui; frequentemente è il loro papà, di rado è la loro mamma,
sovente è il nonno/a, o un parente collaterale, altrettanto spesso è
un fidato amico di famiglia, infine un estraneo, un extracomunitario
“disintegrato” in contesti illegali.
Sciolto il termine intenzionale dai vincoli e dai
significati attribuitigli dalla giurisprudenza e dall’attesa risposta
peritale relativa, a mio avviso è molto, molto complesso e arbitrale
assurgere ad una pretesa di verità assoluta sull’Intenzionalità
del comportamento pedofilo.
E’ pur palese che il decalogo tratto dalle perizie che ho
riportato precedentemente parli non solo d’intenzionalità, ma anche di
premeditazione. Tranne quei casi in cui eclatanti e scioccanti
manifestazioni a carattere pedofilo erano concomitanti ad altre
gravissime condotte psicopatologiche, come quelle di Marc Dutroux
[3],
ciò che è alla base dell’intenzione ragionata, dal punto di vista
psicodinamico, che porta il soggetto ad una condotta pedofilia, non
può essere assolutamente liquidabile e riconducibile tout court alla
capacità d’intendere e di volere del soggetto al momento dei fatti per
i quali si presume sia reo.
Sciogliere, analizzare,
appieno l’apparente non-senso del processo psichico di base del
pedofilo abbisogna di un nostro tempo interno mediato tra
intenzionalità e volontà nel volersi spingere Oltre la dottrina
nomotetica pertinacemente voluta, approvata e sostenuta in sede
processuale dai giudici. Il claustrale tempo esterno del procedimento
giuridico è troppo poco conciliabile con una approfondita indagine
idiografica che ci possa far com-prendere al di là
dell’imputabilità, nel baratro storiografico dell’Io dell’abusante, il
meccanismo d’innesto all’intenzione e poi all’atto pedofilo,
procedimento questo che non può assolutamente prescindere da
matrici teoriche psicoanalitiche e per questo già forcluse
dalla Legge (...del Padre) per la loro presunta
a-scientificità.
D'altronde le campagne di sensibilizzazione,
il
procedimento penale, che tante volte non è assolutamente preparato al
pre-recupero e cioè a quell’occasione, a quel momento di stimolo alla
volontà di autorecupero di cui parlava Mastronardi,
e i fallimenti delle “cure polimorfe”, da soli bastano a palesarci
come a poco siano valsi i tanti sforzi fatti fintantoché la matrice di
partenza si basa, per necessità contingenti, su approcci di tipo
nomotetico ed esasperatamente standardizzanti.
Il mondo dell’infanzia trasborda ormai di voluta, volgare ed
ignorante innocenza ascetica, bambini violentati più che mai
dalla disillusione secondaria perpetuata dai media, che
puntualmente immortalano iconograficamente il progetto
dell’esser-Ci nel mondo (già jaspersiano) con la famigliola ben
composta che si scambia carezzevoli effusioni a colazione davanti a un
buon biscotto. Il mondo brutto è fuori, varcata la porta di casa, dove
ci sono altri uomini e mostri. Questo è il pensiero degli
standardizzati, questo è il trionfo del vero narcisismo maligno, misto
alle sindromi bipolari più svariate, di cui oggi la maggior parte
della gente sembra recare il segno in volto. Nella nevrotica
costruzione idealizzata di un mondo presupposto perfetto, si diventa
ciechi di fronte all’inganno, fino a quando si arriva su quel baratro
che paleserà i nostri mostri interni, i nostri enigmi
mai osservati e mai sciolti, i nostri fantasmi inutilmente
rinchiusi dietro le ante di un armadio, come nella costruzione
drammatica di Eduardo in “Questi Fantasmi”.
Il nonno si guarderà intorno su una spiaggia prima di tenere
il nipotino sulle ginocchia, si sentirà più che mai osservato in un
mondo che urla ad ogni dove alla pedofilia, la paranoia di un padre
farà sì che il bambino non sia tenuto da lui stesso tra le braccia per
un periodo non più lungo dei dieci minuti per non destar sospetti,
l’isteria di una madre convertirà in pedofilia la scelta omosessuale
di un insegnante, trascurando i figli che nella loro cameretta
controllano sadicamente il punteggio ottenuto al videogame per aver
ammazzato passanti e animali vagabondi. Gli stessi fanciulli che
presto impareranno a trarre dal divorzio dei genitori e dagli abusi
subiti, un guadagno secondario. Il guadagno secondario è quel processo
mediante il quale un avvenimento doloroso può rivelarsi funzionale per
realizzare uno scopo prefisso, ad esempio essere al centro
dell’attenzione di genitori di solito indifferenti.
Questi gli scenari che socialmente dovremo attenderci o che
già si stanno realizzando in una sorta di schizofrenia collettiva
delirante. Il fenomeno esiste, è reale, ma non bisogna mai perdere di
vista che la pedofilia è un innesco che si attiva in quasi
tutte quelle menti che hanno già ospitato altri tipi di
problematiche, spesso legate alla sessualità, non
necessariamente sfocianti in una delle parafilie note.
A tal proposito ricordo una frase di Aldo Busi,
scrittore/simbolo di denuncia contro il buonismo imperante che ci
affligge, nella quale sosteneva, acutamente, che anche leggendo
Sant’Agostino uno spostato può rinvenirvi una fomentazione
all’omicidio, ma un milione di persone no e un migliaia di essi, se
meditavano l’assassinio , cambieranno idea...
Note:
[2]
Roma, 28 ottobre 2004,
“Profili
criminologici e scena del crimine”, in cui era ospite e oratore il
Prof. George Palermo, perito d’accusa nel processo Stati Uniti contro
Jeffery Dahamer (il mostro di Milwaukee).
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