Nel Castello buio della Follia – L’ermeneutica dell’Ascolto nella Semiotica Metabletica

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Nel Castello buio della Follia – L’ermeneutica dell’Ascolto nella Semiotica Metabletica 2018-03-05T17:18:36+00:00

Project Description

L’Ermeneutica e la Parola

Con questo lavoro ho cercato di delineare la fenomenologia strutturale (psicodinamica) della mente umana quando entra in relazione con i meccanismi della follia. Per analizzare, il cui etimo rinvia a sciogliere, tali relazioni interstrutturali sono ricorso ineludibilmente all’ermeneutica. Tale termine deriva dal gr. ερμηνεύω, ermeneuo, interpreto, traduco il pensiero. La parola è la meta del linguaggio intenzionale e quando viene gestita dal dispositivo del delirio aliena la vita psichica del soggetto in una ragione che è altra dalla nostra, che in genere definiamo l’antiragione ma che in realtà è il senso del controsenso in un contesto Altro dal nostro. Tale linguaggio è fondamentale poiché gli affetti si esprimono in parole e queste vanno interrogate finché spiegano l’intenzionalità di essi. A tale riguardo credo che la parola del folle possa essere solo simpatizzata nella relazione terapeutica cioè compresa stando con l’altro. Il termine Simpatia, più che empatia, ci restituisce una dimensione intersoggettiva rispetto a quella più simbiotica dell’atto empatico che è uno stare dentro il dolore dell’altro.

Entropia e Neghentropia

In fisica, in biologia, si studia la tendenza dei corpi a perdere energia, ciò che viene chiamato fenomeno dell’entropia, e la malattia viene concepita come perdita di energia; Freud e Jung parlano di libido. Il concetto opposto è la neghentropia: l’individuo nella perdita di energia/libido può trovare un bilancio vitale dato dal rinvenimento del senso di questa perdita. Quindi solo il fatto di parlare del proprio disagio o di agirlo nel colloquio porta una qualche forma di sollievo.